Prepararsi all’intervento di protesi d’anca: il programma di potenziamento

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Questi sono gli esercizi prima della protesi d’anca: cosa fare nelle settimane che separano la decisione dall’intervento.

Prima di iniziare

Questi sono gli esercizi prima della protesi d’anca da fare nelle settimane che separano la decisione dall’intervento. Sono pensati per chi ha già un’indicazione e sta aspettando la data.

Non servono a rimandare l’operazione né a evitarla: le linee guida più recenti sono esplicite nel dire che quando l’indicazione è posta, l’intervento non va ritardato per fare altra fisioterapia.

Parlane con il tuo medico o con il chirurgo prima di cominciare se: assumi anticoagulanti o antiaggreganti; hai un diabete, in particolare se prendi farmaci della classe delle gliflozine; hai avuto cadute nell’ultimo anno o hai problemi di equilibrio; hai patologie cardiache o respiratorie; hai un’anemia nota; hai più di 75 anni o una fragilità riconosciuta.

Interrompi e chiedi aiuto se durante gli esercizi compaiono: dolore al torace, mancanza di fiato sproporzionata, capogiri o sensazione di svenimento, palpitazioni. E una regola pratica per tutti: non trattenere mai il respiro sotto sforzo, espira mentre spingi.

Il momento in cui puoi fare qualcosa

Tra il giorno in cui si decide l’intervento e il giorno in cui si entra in sala operatoria passano di solito alcune settimane. È un tempo che la maggior parte delle persone attraversa passivamente, aspettando. Ed è invece un momento in cui puoi fare qualcosa di concreto.

La logica è semplice: arrivi all’intervento con la forza che hai. Nelle prime settimane dopo l’operazione la riabilitazione riprende subito — si cammina già in giornata — ma il lavoro di forza vero ricomincia da un livello più basso di quello con cui sei entrato. Più alto è il punto di partenza, più alto è il punto da cui riparti.

Questo non è l’unico momento in cui puoi influire, e non voglio darti l’impressione che lo sia: la riabilitazione dopo l’intervento, il sonno, l’alimentazione e la prevenzione delle complicanze contano almeno altrettanto. È però un momento che spesso viene sprecato del tutto.

Cosa aspettarsi davvero — e cosa no

Su questo voglio essere preciso, perché in giro si leggono promesse eccessive.

Quello che il potenziamento pre-operatorio fa in modo dimostrato: ti porta all’intervento in condizioni migliori. Gli studi mostrano miglioramenti reali della forza degli abduttori d’anca e della qualità di vita già prima dell’operazione. Nelle prime settimane dopo l’intervento questo si traduce in un recupero più rapido dell’autonomia.

Quello che non fa: non migliora il risultato finale. A sei e dodici mesi dall’intervento, chi ha fatto il programma e chi non l’ha fatto stanno mediamente allo stesso modo. È un dato solido e ripetuto in più studi, e va detto con onestà.

Una precisazione importante sull’anca. Le evidenze sul potenziamento prima della protesi d’anca sono più deboli di quelle disponibili per il ginocchio. Uno studio del 2025 su pazienti oltre i settant’anni in attesa di protesi d’anca ha trovato guadagni reali prima dell’intervento, che però si azzeravano dopo. Gli autori lo hanno commentato così: sostituire un’anca dolorosa produce un miglioramento talmente grande da superare l’effetto di qualunque preparazione.

Quindi perché farlo? Per tre motivi che restano validi, esposti per quello che sono.

Arrivi all’intervento più forte, e questo è documentato. Il programma di rinforzo progressivo è risultato ben tollerato negli studi che l’hanno misurato, senza peggioramento del dolore articolare — anche se questo è stato verificato soprattutto sul ginocchio, meno sull’anca. E arrivare all’operazione avendo fatto qualcosa di attivo, invece di aver solo aspettato, cambia il modo in cui si affronta il dopo.

Un recupero più rapido nelle prime settimane è plausibile e viene descritto in alcune casistiche, ma per l’anca non è dimostrato in modo affidabile. Te lo dico perché è la promessa che si legge più spesso ed è quella su cui i dati sono più deboli.

Lo propongo come una scelta ragionevole e sicura, non come una terapia dimostrata.

Come è fatto il programma

Durata: sei-otto settimane prima dell’intervento. Se ne hai meno a disposizione, vale comunque la pena farlo — anche quattro settimane producono un guadagno di forza misurabile.

Frequenza: due-tre sedute a settimana, con almeno un giorno di riposo tra una e l’altra.

Dove: a casa, con almeno una seduta iniziale con un fisioterapista per imparare l’esecuzione. Alcuni studi non hanno trovato differenze tra programmi seguiti in palestra e programmi domiciliari, ma erano interventi molto diversi tra loro e il confronto non è così pulito da poterlo dare per acquisito.

L’intensità. Questo è il punto che fa la differenza tra un programma che funziona e uno che non serve a niente. Il carico deve essere tale che le ultime due-tre ripetizioni di ogni serie siano faticose — non impossibili, faticose. Un esercizio comodo non produce alcun adattamento. Si comincia con un carico che permette dodici ripetizioni impegnative e si progredisce verso carichi che ne permettono otto.

Attenzione a come lo fai: la sensazione deve essere di sforzo muscolare, non di dolore articolare acuto. E non trattenere il respiro.

Sul dolore, una precisazione: negli studi che l’hanno misurato — soprattutto sul ginocchio — il rinforzo progressivo prima dell’intervento non ha peggiorato il dolore né provocato versamento articolare. È un dato incoraggiante, ma è ragionevole aspettarsi qualche giornata più fastidiosa quando aumenti il carico. Se il dolore diventa costante o ti sveglia la notte, riduci e parlane.

Una nota su serie, ripetizioni e tempi. I numeri di questo programma sono una proposta clinica ragionevole, non uno schema dimostrato dagli studi: la ricerca stabilisce che il carico progressivo funziona, non qual è il dosaggio ottimale. Vanno adattati a te, alla tua età e alle tue condizioni di partenza.

Gli esercizi prima della protesi d’anca

Sei esercizi. L’ideale è farli nella stessa seduta, ma se sono troppi — e per molti lo sono, soprattutto all’inizio — dividili in due gruppi da tre su giorni diversi. Meglio sei esercizi divisi e fatti davvero che sei insieme e abbandonati dopo dieci giorni.

Se hai problemi di equilibrio o sei caduto nell’ultimo anno, esegui tutti gli esercizi in piedi con un appoggio stabile a portata di mano, e fatti supervisionare per le prime sedute.

Esercizio 1 — Alzata dalla sedia Da seduto su una sedia, piedi alla larghezza delle anche. Alzati senza usare le braccia e siediti controllando la discesa in tre secondi. Se è troppo facile, usa una sedia più bassa o tieni un peso al petto.

10-12 ripetizioni, 3 serie.

Esercizio 2 — Abduzione dell’anca in piedi In piedi, con una mano appoggiata a un sostegno per l’equilibrio. Porta la gamba di lato, mantenendo il tronco dritto e senza inclinarti dal lato opposto. Torna lentamente. Aggiungi un elastico alle caviglie quando diventa facile.

10-12 ripetizioni per lato, 3 serie.

Esercizio 3 — Estensione dell’anca in piedi In piedi, appoggiato a un sostegno. Porta la gamba indietro senza inarcare la schiena — il movimento è dell’anca, non della colonna. Stringi il gluteo alla fine del movimento.

10-12 ripetizioni per lato, 3 serie.

Esercizio 4 — Ponte a due gambe Sdraiato sulla schiena, ginocchia piegate, piedi alla larghezza delle anche. Solleva il bacino allineando spalle, anche e ginocchia. Per aumentare il carico, appoggia i piedi più lontano o passa a una gamba sola.

10-12 ripetizioni, 3 serie.

Esercizio 5 — Salita sul gradino Sali su un gradino di quindici-venti centimetri conducendo con la gamba da operare, poi scendi controllando. Tieni un sostegno se serve. Aggiungi peso quando diventa facile.

10 ripetizioni per lato, 3 serie.

Esercizio 6 — Passi laterali con elastico Elastico sopra le ginocchia, ginocchia leggermente piegate. Cammina di lato mantenendo la tensione, senza far avvicinare i piedi oltre la larghezza del bacino.

12-15 passi per lato, 2-3 serie.

In aggiunta, se il dolore lo consente: venti-trenta minuti di bicicletta o cyclette, oppure cammino, due-tre volte a settimana. La cyclette è generalmente meglio tollerata del cammino nell’artrosi d’anca avanzata.

Cosa fare oltre gli esercizi

Impara a usare le stampelle prima dell’intervento. Sembra banale e non lo è. Provare la sequenza corretta quando non hai dolore e non sei appena stato operato rende le prime ore dopo l’intervento molto più semplici. Il fisioterapista o il chirurgo possono mostrarti come.

Prepara la casa. Elimina i tappeti su cui si può scivolare, libera i percorsi da cavi e ostacoli, porta a portata di mano ciò che ti serve, valuta un rialzo per il water e una sedia da doccia. Farlo prima è molto meglio che farlo dopo.

Se fumi, questo è il momento di smettere, o almeno di ridurre drasticamente. Il fumo rallenta la guarigione delle ferite e aumenta il rischio di complicanze. Anche quattro-sei settimane di astensione fanno differenza.

Se sei in sovrappeso, parlane con il chirurgo. Il legame tra obesità e rischio di complicanze è noto, ma da questo non discende automaticamente che perdere qualche chilo nelle settimane prima dell’intervento riduca quel rischio: è una cosa che si sente dire spesso e che non è dimostrata.

Quello che invece è documentato è il rovescio: un calo di peso rapido e improvvisato prima di un intervento può peggiorare la massa muscolare e lo stato nutrizionale, e arrivare in sala operatoria malnutriti è peggio che arrivarci qualche chilo sopra. Se c’è un percorso da fare, va impostato con chi ti segue, non da soli e non nell’ultimo mese.

Le linee guida più recenti, tra l’altro, non raccomandano di rinviare l’intervento in attesa di raggiungere una soglia di peso.

Organizza l’assistenza per i primi giorni a casa. Avere qualcuno accanto nei primi tre-cinque giorni non è un lusso, è una necessità pratica.

Come capire se stai andando bene

Il segnale più concreto è che gli esercizi che facevi a fatica nella prima settimana diventano gestibili nella terza, e che devi aumentare il carico per farli restare impegnativi. Se dopo quattro settimane stai ancora facendo esattamente lo stesso lavoro dell’inizio, il carico è troppo basso.

Un secondo indicatore pratico: quanto ci metti ad alzarti da una sedia cinque volte di seguito. Misuralo all’inizio e riprova ogni due settimane.

Il dolore durante gli esercizi può arrivare a quattro su dieci senza problemi. Se il giorno dopo è peggiorato, riduci il carico del trenta per cento.

Il programma in una tabella

SettimaneSerie × ripetizioniCaricoObiettivo
1-23 × 12Un carico che rende faticose le ultime 2-3 ripetizioniImparare l’esecuzione corretta
3-43 × 12AumentatoConsolidare
5-63 × 10AumentatoCostruire forza
7-83 × 8Massimo tolleratoArrivare all’intervento al meglio

Due-tre sedute a settimana, mai due giorni di seguito. Tutti e sei gli esercizi nella stessa seduta.

La tua scheda settimanale

Stampala o ricopiala. Portala con te alla visita pre-operatoria: al chirurgo e al fisioterapista dice in trenta secondi da dove parti.

Sett.Sedute fatte / previsteCarico alzata sediaCarico abduzioneCarico gradinoTest: 5 alzate in quanti secondiDolore (0-10)
1/ 3
2/ 3
3/ 3
4/ 3
5/ 3
6/ 3
7/ 3
8/ 3

Come si compila. Il test delle cinque alzate dalla sedia falla una volta a settimana, sempre lo stesso giorno e sempre con la stessa sedia: siediti, alzati e siediti cinque volte di seguito senza usare le braccia, cronometrando. Falla a ritmo sostenuto ma controllato, non alla massima velocità possibile: se hai problemi di equilibrio, fatti supervisionare o salta questo test.

Se dopo quattro settimane le colonne dei carichi contengono ancora gli stessi numeri della prima settimana, il programma è troppo leggero e non sta producendo nulla. Aumenta.

Cosa curare oltre agli esercizi, insieme al tuo medico

Il potenziamento è una parte della preparazione, non tutta. Nelle settimane prima dell’intervento vale la pena sistemare, con chi ti segue, anche queste cose.

I farmaci. Anticoagulanti e antiaggreganti vanno gestiti secondo un piano preciso, che decide il team che ti opera: non modificare nulla da solo. Stessa cosa per gli antireumatici se ne prendi. Se hai il diabete e assumi farmaci della classe delle gliflozine, segnalalo: hanno indicazioni specifiche nei giorni prima dell’intervento.

Il diabete e l’anemia. Un compenso glicemico migliore e la correzione di un’eventuale anemia prima dell’operazione sono raccomandati e incidono sull’esito.

Le infezioni. Un’infezione dentale, una lesione cutanea o un’infezione urinaria in corso vanno risolte prima. Segnalale.

Il fumo. Se fumi, smetti o riduci drasticamente: quattro-sei settimane di astensione riducono le complicanze della ferita.

Quando fermarsi e chiamare

Interrompi e contatta il tuo medico se compare dolore acuto e improvviso durante un esercizio, se l’anca si blocca o cede, se compare gonfiore o arrossamento, o se il dolore aumenta progressivamente di seduta in seduta invece di stabilizzarsi.

Interrompi subito e chiedi assistenza urgente se durante l’attività compaiono dolore al torace, mancanza di fiato sproporzionata allo sforzo, capogiri o svenimento, palpitazioni.

Avvertenza

Questo programma è materiale informativo di carattere generale e non sostituisce la valutazione individuale. Prima di iniziarlo, e in particolare se hai patologie cardiovascolari, respiratorie o metaboliche, parlane con il chirurgo che ti seguirà o con il tuo medico curante.

Fonti scientifiche
  1. Punnoose A, Claydon-Mueller LS, Weiss O, Zhang J, Rushton A, Khanduja V. Prehabilitation for Patients Undergoing Orthopedic Surgery: A Systematic Review and Meta-analysis. JAMA Netw Open. 2023;6(4):e238050. PubMed.
  2. Svinøy OE, Nordbø JV, Pripp AH, et al. The effect of prehabilitation for older patients awaiting total hip replacement. A randomized controlled trial with long-term follow up. BMC Musculoskelet Disord. 2025;26(1):227. PubMed.
  3. Konnyu KJ, Thoma LM, Cao W, et al. Prehabilitation for Total Knee or Total Hip Arthroplasty: A Systematic Review. Am J Phys Med Rehabil. 2023;102(1):1-10.
  4. De Klerk TC, Dounavi DM, Hamilton DF, Clement ND, Kaliarntas KT. Effects of home-based prehabilitation on pre- and postoperative outcomes following total hip and knee arthroplasty. Bone Jt Open. 2023;4(5):315-328.
  5. Villadsen A, Overgaard S, Holsgaard-Larsen A, Christensen R, Roos EM. Postoperative effects of neuromuscular exercise prior to hip or knee arthroplasty: a randomised controlled trial. Ann Rheum Dis. 2014;73(6):1130-1137.

Questo protocollo non sostituisce una valutazione clinica. Se il dolore dura da tempo, se non e chiaro da dove viene, o se non sai da dove cominciare, una visita serve a stabilire se questo e il percorso giusto per te.

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