Dopo la ricostruzione del crociato anteriore: come si decide quando tornare

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Questa è la riabilitazione dopo il crociato anteriore: come si decide davvero quando tornare, e cosa dicono i numeri.

Prima di tutto: questo testo non sostituisce chi ti segue

Lo scrivo in apertura perché è più importante qui che in qualunque altro protocollo di questa collana.

La riabilitazione dopo il crociato dipende da cose che io non posso conoscere leggendoti: quale tendine è stato usato per il trapianto, se c’era anche una lesione del menisco riparata, se c’era un danno cartilagineo, se sono state fatte altre procedure. Ognuna di queste cambia i tempi, il carico concesso e i movimenti da evitare nelle prime settimane.

Le indicazioni del tuo chirurgo prevalgono su tutto quello che leggi qui. Se il tuo chirurgo ha limitato la flessione o il carico per proteggere un menisco riparato, quella limitazione viene prima.

Inoltre, buona parte di quello che descrivo — carichi in percentuale del massimale, pliometria, cambi di direzione, test di forza — richiede supervisione. Non è materiale da applicare da soli in palestra.

Vai in pronto soccorso se hai gonfiore o dolore al polpaccio, difficoltà a respirare o dolore al torace: possono essere segni di trombosi o di embolia polmonare, ed è l’emergenza più temuta di questo periodo. Anche se hai febbre con il ginocchio caldo e gonfio, o se dalla ferita esce liquido, o se l’arrossamento intorno alla ferita si sta allargando.

Tre numeri, e cosa dicono davvero

Ti do i dati che pesano di più nella decisione di quando tornare, con le loro cautele attaccate. Sono numeri che vengono citati continuamente in modo più forte di quanto reggano, e vale la pena sapere cosa dicono davvero.

Il tempo conta. È il fattore che pesa di più su tutta la riabilitazione dopo il crociato anteriore. Nella coorte norvegese-americana di Grindem, tra chi tornava a sport di pivot, ogni mese di attesa in più fino al nono si accompagnava a una riduzione del 51% del tasso di nuovo infortunio. Un altro studio, su 159 giovani atleti, ha trovato un rischio circa sette volte maggiore in chi tornava prima dei nove mesi.

Sono associazioni osservate, non garanzie. Nessuno ha randomizzato dei pazienti a tornare prima o dopo, e non si può: significa che una parte del rapporto potrebbe dipendere da chi sono le persone che tornano presto, non solo da quando tornano.

Superare i criteri conta, ma meno di quanto si dice. Il famoso “riduce il rischio dell’84%” viene da quello stesso studio di Grindem, ed è nel titolo dell’articolo. È un numero reale, ma non ha raggiunto la significatività statistica (p=0,075), e uno studio successivo non ha trovato meno seconde lesioni in chi superava tutti i test al 90%.

Quello che resta vero è più modesto e comunque utile: chi non arriva ai criteri se la passa peggio, ma superarli non è un lasciapassare.

Il rischio nei giovani è alto. Tra gli atleti sotto i venticinque anni che tornano allo sport, il 23% subisce un secondo infortunio al legamento, da un lato o dall’altro. Sotto i vent’anni al momento dell’intervento la percentuale sale al 29%.

Questi sono dati aggregati su popolazioni giovani e sportive: non è il tuo rischio personale, ma dice quanto sia serio il problema.

Il principio: contano i criteri, ma il calendario non sparisce

La domanda che mi fanno tutti è “quando posso tornare a giocare”. La risposta corretta è un elenco di condizioni, non un mese sul calendario: è questo che distingue una riabilitazione dopo il crociato ben condotta da una che segue solo il calendario.

Detto questo, sarei disonesto se sostenessi che il tempo non conta. Il tessuto del trapianto ha bisogno di mesi per maturare, indipendentemente da quanto bene vanno i test, e i dati sul ritorno precoce sono coerenti fra loro.

Quindi: il tempo è un fattore di prudenza, i criteri sono la sostanza, e nessuno dei due basta da solo.

Un dato che aiuta a capire quanto sia esigente lo standard: in una coorte di 62 persone, a nove mesi solo 7 — poco più dell’11% — superavano tutti i criteri di ritorno allo sport, e quasi la metà non raggiungeva la soglia di forza del quadricipite. È una singola coorte, non “i pazienti” in generale, ma dà l’ordine di grandezza.

Quattro cose da sapere sui test

I test di salto sovrastimano il recupero. Si possono superare con compensi: caricando di più l’altra gamba, usando la caviglia al posto del ginocchio, cambiando la strategia di atterraggio. La distanza saltata può essere normale mentre la forza e la qualità del movimento non lo sono. Servono misure di forza, non solo di distanza.

Il confronto con la gamba sana è un riferimento debole. Anche l’arto non operato si indebolisce dopo l’infortunio: un rapporto del 90% fra le due gambe può nascondere due gambe deboli. Dove possibile, si confronta con i valori pre-infortunio o con valori normativi per età e sport.

Superare i criteri non è una garanzia. Lo studio di Beischer, quello da cui viene il dato sui nove mesi, ha trovato che raggiungere la simmetria di forza e di funzione muscolare non era associato a un minor rischio di nuova lesione. È un risultato scomodo, e va detto: i test riducono l’incertezza, non la eliminano.

La prontezza psicologica va misurata, ma non è un semaforo. La scala ACL-RSI predice chi tornerà allo stesso sport, il che è utile. Non predice affidabilmente chi si farà male di nuovo — uno studio ha addirittura osservato più seconde lesioni fra chi aveva un punteggio alto a tre mesi, probabilmente perché la fiducia aumenta l’esposizione al rischio.

La riabilitazione dopo il crociato, fase per fase

Le settimane indicate sono l’ordine di grandezza abituale. Quello che fa passare da una fase all’altra sono i criteri, non le date.

Fase 1 — Prime settimane

estensione, gonfiore, quadricipite

L’obiettivo non è la forza. È recuperare l’estensione completa, spegnere il gonfiore e riattivare il quadricipite.

Contrazioni isometriche del quadricipite. 10-15 ripetizioni, 2 volte al giorno.

L’elettrostimolazione è utile in questa fase, ma solo se l’intensità è sufficiente a produrre una contrazione visibile e la tolleri. Un’elettrostimolazione a bassa intensità non fa niente.

Sollevamento della gamba tesa. 3 serie da 10 ripetizioni.

Estensione passiva con il tallone su un rialzo, ginocchio libero nel vuoto. Circa 10 minuti, 2-3 volte al giorno. Va titolata: se aumenta il dolore o il versamento, si riduce. Non si forza un ginocchio gonfio.

Mobilità della rotula e attivazione del polpaccio, che viene dimenticato quasi sempre.

Criteri per andare avanti: estensione uguale alla gamba sana, sollevamento della gamba tesa senza che il ginocchio ceda, versamento minimo o assente, buona flessione.

Sulla flessione non do un numero di gradi da raggiungere entro una data. Si legge spesso “oltre 110 gradi a due settimane”: non è necessario per tutti e può essere in contrasto con una riparazione meniscale, dove la flessione viene limitata di proposito. Segui quello che ti ha detto il chirurgo.

Fase 2

La forza

Leg press, da due gambe verso una gamba sola.

Estensione del ginocchio da seduto, introdotta gradualmente, tipicamente dopo alcune settimane. Si legge spesso che il raggio 90-45 gradi è “sicuro”: è una parola sbagliata. Quel raggio riduce lo stress sul trapianto rispetto all’estensione terminale, ma carico, velocità, dolore e fase biologica contano quanto l’angolo. Va introdotta con criterio e monitorata.

Ponte glutei e lavoro sui muscoli posteriori della coscia. Se il trapianto è stato prelevato dai flessori, la progressione su questi muscoli va concordata con il chirurgo. Il limite delle dodici settimane per il nordic hamstring che si cita spesso è arbitrario: dipende da dolore, guarigione e forza, non da una data.

Bicicletta, 20-30 minuti.

Sul carico: le percentuali del massimale che si leggono di solito — 70-80% in questa fase — presuppongono un test massimale che non è appropriato nelle prime settimane dopo l’intervento e comunque non va fatto senza supervisione. Un riferimento più utilizzabile è lo sforzo percepito: un carico che ti lascia due o tre ripetizioni di margine, con la stessa qualità di esecuzione dalla prima all’ultima.

Criteri per andare avanti: movimento completo, forza del quadricipite che progredisce verso l’80% del lato sano, nessun versamento dopo il carico.
Fase 3

Il ritorno alla corsa

La letteratura riporta una mediana di dodici settimane per l’autorizzazione a correre, con un intervallo enorme — da cinque a trentanove — e meno di uno studio su cinque usa criteri clinici invece del calendario. È una descrizione di quello che si fa, non di quello che andrebbe fatto.

Si sente dire che i criteri per tornare a correre sono due o tre. Sono di più. Questo è il set della linea guida Aspetar 2023:

  • flessione pari almeno al 95% del lato sano ed estensione completa
  • versamento assente o minimo
  • forza del quadricipite oltre l’80% del lato sano
  • impulso eccentrico oltre l’80% nel salto con contromovimento
  • saltelli monopodalici ripetuti senza dolore

Camminare dieci minuti senza dolore, che è il criterio che si sente più spesso, non basta: non testa in alcun modo la tolleranza al carico elastico ripetuto che la corsa richiede.

Si comincia con brevi intervalli di corsa alternati alla camminata, su superficie regolare, in linea retta, e si aumenta prima la distanza e poi la velocità.

Fase 4

Salti, cambi di direzione, sport

Squat e stacchi con carichi progressivamente importanti, gestiti per sforzo percepito e non per percentuale teorica.

Pliometria, da due gambe verso una gamba sola. Il numero di contatti da solo non definisce la dose: contano altezza, direzione, superficie, velocità, qualità dell’atterraggio, recupero fra le serie e come reagisce il ginocchio nelle ventiquattro ore.

Agilità, prima programmata e poi reattiva, cioè con stimoli imprevedibili — perché è così che ci si fa male, non eseguendo un percorso che si conosce già.

Sull’atterraggio: “il ginocchio non deve cedere verso l’interno” è il criterio che si usa di solito, ed è povero. Guarda un solo segno visibile e ignora il tronco, l’anca, la simmetria del carico fra le due gambe, cosa succede quando sei stanco e cosa succede quando devi decidere in fretta.

I criteri di ritorno allo sport

Questa è la lista, con due avvertenze. Nessuno di questi criteri è validato come predittore affidabile della seconda lesione, e la lista va tarata sul livello sportivo: per lo sport professionistico ad alta richiesta la linea guida Aspetar chiede una simmetria di forza del 100%, non del 90%.

Ginocchio quieto: nessun dolore, nessun versamento, movimento completo, ginocchio stabile all’esame.

Forza del quadricipite e dei flessori misurata strumentalmente, almeno al 90% del lato sano — e al 100% per lo sport professionistico ad alta richiesta. Da confrontare anche con i valori pre-infortunio o normativi, non solo con l’altra gamba.

Test di salto al 90%, valutati non solo per distanza ma per come sono eseguiti.

Prontezza psicologica misurata con la scala ACL-RSI. Il valore 65 che si cita di solito è associato al ritorno allo stesso sport a due anni, non a un rischio ridotto: usalo come indicatore, non come soglia di sicurezza.

Tempo trascorso e programma sport-specifico completato.

Sul rapporto fra flessori ed estensori: circolano soglie precise, tipo 55% negli uomini e 70% nelle donne a 60 gradi al secondo. Non usarle. Lo studio a cui vengono attribuite riguardava soli uomini, e le batterie pubblicate usano velocità e valori diversi fra loro. Il rapporto va valutato, ma con i riferimenti della velocità di test effettivamente usata.

Il ritorno non è un giorno solo

Non si passa dall’allenamento alla partita in un giorno. Il ritorno ha tre gradini distinti:

Ritorno alla partecipazione — ti alleni con la squadra, ma senza contatto e senza le situazioni più esigenti.

Ritorno allo sport — allenamento completo e poi partita.

Ritorno alla prestazione — sei tornato al tuo livello. Arriva mesi dopo il precedente, e per molti non arriva affatto nel primo anno.

Confondere il primo gradino con l’ultimo è uno dei modi più comuni di farsi male di nuovo.

Il programma in una tabella

FaseTempi indicativiObiettivoCriteri per andare avanti
1prime settimaneEstensione, gonfiore, quadricipiteEstensione piena, gamba tesa sollevata, versamento minimo
2fino a circa 3 mesiForzaMovimento completo, forza verso l’80%, nessun versamento sotto carico
3da circa 3-4 mesiCorsaIl set Aspetar completo (vedi sopra)
44-7 mesiSalti e agilitàForza ≥90%, salti ≥90% con buona qualità, tolleranza al carico ripetuto
5da circa 9 mesiRitorno gradualeTutti i criteri, per gradini

La tua scheda mensile

MeseForza quadricipite (% lato sano)Salto singolo (%)Versamento (0-3)Corsa (min)ACL-RSI
1
2
3
4
6
8
9

Le percentuali di forza te le dà il fisioterapista con la misurazione strumentale. Se non hai accesso a una misurazione, dillo: significa che stai decidendo il ritorno allo sport senza il dato che conta di più.

La colonna del versamento è quella da guardare ogni volta che aumenti il carico. Un ginocchio che si gonfia dopo l’attività non sta dicendo “hai fatto un po’ troppo”: sta dicendo di fermarsi e rivalutare.

Quando rivolgersi al medico

Pronto soccorso, subito. Gonfiore e dolore al polpaccio. Difficoltà a respirare o dolore al torace. Febbre con ginocchio caldo, gonfio e dolente. Fuoriuscita di liquido dalla ferita, o arrossamento che si allarga. Dolore che non riesci a controllare.

Valutazione rapida. Perdita improvvisa della capacità di caricare. Nuovo trauma o caduta sul ginocchio operato. Cedimenti veri del ginocchio, che possono indicare un problema del trapianto. Blocco articolare, o perdita dell’estensione completa dopo un periodo in cui ci riuscivi. Alterazioni della sensibilità o del colore del piede.

Valutazione. Versamento che si ripresenta dopo l’attività: può indicare un sovraccarico o una lesione associata di cartilagine o menisco. Dolore sproporzionato con ipersensibilità al tocco e alterazioni della pelle.

Avvertenza

Questo protocollo è materiale informativo di carattere generale e non sostituisce le indicazioni del chirurgo e del fisioterapista che ti seguono. La progressione per criteri richiede misurazioni strumentali che vanno fatte da un professionista, e i carichi pesanti, la pliometria e i cambi di direzione richiedono supervisione.

Fonti scientifiche
  1. Grindem H, Snyder-Mackler L, Moksnes H, Engebretsen L, Risberg MA. Simple decision rules can reduce reinjury risk by 84% after ACL reconstruction: the Delaware-Oslo ACL cohort study. Br J Sports Med. 2016;50(13):804-808. PubMed. — coorte di 106 persone; la riduzione del 51% per mese di attesa è confermata, mentre l’84% del titolo non raggiunse la significatività (p=0,075).
  2. Beischer S, Gustavsson L, Senorski EH, Karlsson J, Thomeé C, Samuelsson K, Thomeé R. Young Athletes Who Return to Sport Before 9 Months After Anterior Cruciate Ligament Reconstruction Have a Rate of New Injury 7 Times That of Those Who Delay Return. J Orthop Sports Phys Ther. 2020;50(2):83-90. PubMed. — coorte prospettica di 159 atleti, età media 21,5 anni, 50% donne. È questa la fonte del rischio circa settuplicato, non Grindem. Lo stesso studio non ha trovato associazione fra simmetria di forza o di funzione muscolare e nuova lesione.
  3. Kyritsis P, Bahr R, Landreau P, Miladi R, Witvrouw E. Likelihood of ACL graft rupture: not meeting six clinical discharge criteria before return to sport is associated with a four times greater risk of rupture. Br J Sports Med. 2016;50(15):946-951. — 158 atleti professionisti, soli uomini.
  4. Wiggins AJ, Grandhi RK, Schneider DK, et al. Risk of Secondary Injury in Younger Athletes After Anterior Cruciate Ligament Reconstruction: A Systematic Review and Meta-analysis. Am J Sports Med. 2016;44(7):1861-1876.
  5. Welling W, Benjaminse A, Seil R, Lemmink K, Zaffagnini S, Gokeler A. Low rates of patients meeting return to sport criteria 9 months after anterior cruciate ligament reconstruction: a prospective longitudinal study. Knee Surg Sports Traumatol Arthrosc. 2018;26(12):3636-3644. — 62 pazienti: a 9 mesi 7 (11,3%) superavano tutti i criteri e 29 (46,8%) non raggiungevano la soglia di forza a 60°/s. È questa la fonte di quei due numeri.
  6. Rambaud AJM, Ardern CL, Thoreux P, Regnaux JP, Edouard P. Criteria for return to running after anterior cruciate ligament reconstruction: a scoping review. Br J Sports Med. 2018;52(22):1437-1444.
  7. Kotsifaki R, Korakakis V, King E, Barbosa O, Maree D, Pantouveris M, Bjerregaard A, Luomajoki J, Wilhelmsen JE, Whiteley R. Aspetar clinical practice guideline on rehabilitation after anterior cruciate ligament reconstruction. Br J Sports Med. 2023;57(9):500-514.
  8. Welling W, et al. Passing return to sports tests after ACL reconstruction is associated with greater likelihood for return to sport but fail to identify second injury risk. Knee. 2020;27(3):949-957. — citato per il punto che superare i test non identifica il rischio di seconda lesione.

Questo protocollo non sostituisce una valutazione clinica. Se il dolore dura da tempo, se non e chiaro da dove viene, o se non sai da dove cominciare, una visita serve a stabilire se questo e il percorso giusto per te.

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