Posso fare la risonanza magnetica con la protesi di ginocchio?

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È una domanda che mi arriva quasi sempre a distanza di mesi dall’intervento, spesso al telefono e con un tono un po’ allarmato: il medico di famiglia ha prescritto una risonanza magnetica per la schiena, il paziente ha detto di avere la protesi al ginocchio e qualcuno in reparto radiologia ha esitato. La risposta breve è che sì, con una protesi di ginocchio la risonanza magnetica si può fare. La risposta lunga è che ci sono alcune cose da sapere, e vale la pena spiegarle bene perché in giro circola parecchia confusione.

Perché la protesi non è un problema per il magnete

La preoccupazione nasce da un’idea intuitiva: la risonanza usa un campo magnetico potentissimo, la protesi è di metallo, quindi il metallo verrà attirato. È un ragionamento sensato, ma parte da un presupposto sbagliato sul tipo di metallo.

I materiali che uso per le protesi di ginocchio — leghe di cromo-cobalto, titanio, polietilene per l’inserto — non sono ferromagnetici. Significa che il campo magnetico della risonanza non li attira e non li sposta. Non c’è nessun rischio che l’impianto si muova, si stacchi o cambi posizione. Le protesi articolari moderne sono classificate come “MR Conditional”, cioè compatibili con la risonanza magnetica a determinate condizioni tecniche, che il radiologo conosce e gestisce di routine.

L’altro timore riguarda il riscaldamento. Il campo a radiofrequenza può indurre un lieve aumento di temperatura nei materiali metallici, che nel caso delle protesi articolari è in genere minimo: con le macchine standard non sono documentate lesioni da calore, ma è uno dei motivi per cui il centro deve sapere che hai una protesi.

Un chiarimento che faccio spesso: per la protesi in sé non c’è un tempo di attesa da rispettare dopo l’intervento: non bisogna aspettare sei mesi o un anno. Il momento giusto per l’esame lo decide il medico in base alla domanda clinica.

Cosa dire al radiologo prima dell’esame

Anche se la risonanza magnetica con protesi di ginocchio è sicura, l’informazione va comunicata. Non per autorizzazione, ma perché serve al tecnico per impostare bene l’esame.

Quando compili il questionario prima dell’esame, dichiara sempre la presenza della protesi. Se hai ancora la documentazione dell’intervento — la lettera di dimissione o il “passaporto protesico” con marca e modello dell’impianto — portala con te. Non è quasi mai indispensabile, ma se il centro ha bisogno di verificare le specifiche tecniche del tuo impianto, avere il modello sotto mano risolve la questione in due minuti invece che con un rinvio dell’appuntamento.

Se ti capita di trovare un centro che rifiuta l’esame solo per la presenza della protesi, senza altre motivazioni, è ragionevole chiedere un secondo parere. Nella mia esperienza si tratta quasi sempre di eccesso di prudenza da parte di chi compila l’accettazione, non di una vera controindicazione.

Il vero limite: le immagini vicino all’impianto

C’è però un punto su cui devo essere onesto, ed è diverso da quello della sicurezza. Il metallo distorce il segnale della risonanza. Attorno all’impianto si crea un artefatto — una zona in cui l’immagine è deformata o illeggibile — che rende difficile studiare i tessuti immediatamente adiacenti alla protesi.

Questo ha due conseguenze pratiche. La prima è che se devi fare una risonanza di un’altra parte del corpo — colonna lombare, spalla, cervello, addome — la protesi al ginocchio non interferisce in alcun modo. L’esame è di qualità normale, perché l’artefatto resta localizzato dove sta il metallo.

La seconda è che se il problema da studiare è proprio il ginocchio operato, il primo esame resta la radiografia. La risonanza con sequenze dedicate alla riduzione degli artefatti metallici, nei centri che le usano bene, dà oggi immagini molto utili, per esempio per i tessuti molli attorno all’impianto, l’usura o i sospetti di infezione. Quale esame fare dopo le radiografie (risonanza, TC con protocollo per metallo o scintigrafia) dipende dalla domanda clinica.

Se hai un ginocchio protesizzato che ti dà problemi, la cosa più utile è farlo vedere a chi ti ha operato prima di prenotare esami per conto tuo: rischi di spendere tempo e denaro per un’immagine che non risponderà alla domanda.

E i metal detector in aeroporto?

Approfitto per rispondere alla domanda che di solito arriva subito dopo, perché nasce dalla stessa preoccupazione. I metal detector degli aeroporti possono effettivamente rilevare la protesi e far suonare l’allarme — succede spesso (negli studi fra il 38% e l’80% dei portatori di protesi di ginocchio), non sempre, dipende dalla sensibilità dell’apparecchio e dal tipo di impianto.

Non è un problema. Avvisa l’addetto prima di passare, spiega di avere una protesi articolare, e verrà fatto un controllo manuale che dura un minuto. I certificati e le tessere identificative che alcuni pazienti chiedono non hanno valore ufficiale per la sicurezza aeroportuale e non evitano il controllo, quindi non serve procurarseli. I portali di sicurezza, come il magnete della risonanza, non danneggiano in alcun modo l’impianto.

Stesso discorso per gli antitaccheggio dei negozi, i forni a microonde, i telefoni cellulari e le piastre a induzione: nessuna interazione, nessun rischio.

In pratica

Se dovessi riassumere quello che dico ai miei pazienti in ambulatorio: fai pure la risonanza magnetica ogni volta che serve, dichiaralo all’accettazione, porta la documentazione dell’impianto se ce l’hai, e non preoccuparti. L’unica limitazione riguarda la qualità delle immagini vicino al ginocchio operato, non la tua sicurezza.

Se invece la domanda nasce da un ginocchio che non va come dovrebbe — dolore che non passa, gonfiore che ritorna, una sensazione di instabilità — conviene partire da una visita e dalle radiografie: gli altri esami, risonanza compresa, si scelgono dopo. Ricevo ad Arezzo, Valdarno (Castelnuovo dei Sabbioni e Figline Incisa), Firenze (Croce Rossa Torrigiani), Pistoia, Pescia, Pinzolo, Mantova, Roma (Vigne Nuove), Palestrina e Salerno: se hai una protesi che ti dà pensieri, portare con te le radiografie recenti è il modo più rapido per arrivare a una risposta.

Leggi anche: Gonfiore, dolore e rigidità dopo la protesi: cosa è normale e Rumori e clic nel ginocchio protesizzato: quando preoccuparsi.

Fonti scientifiche

  1. Koch KM, Potter HG. Key safety considerations for MRI examination of patients with an orthopaedic implant. Expert Rev Med Devices. 2025;22(9):1021-1026. PubMed.
  2. Germann C, Nanz D, Sutter R. Magnetic Resonance Imaging Around Metal at 1.5 Tesla: Techniques From Basic to Advanced and Clinical Impact. Invest Radiol. 2021;56(11):734-748. PubMed.
  3. Goller SS, Sutter R. Advanced Imaging of Total Knee Arthroplasty. Semin Musculoskelet Radiol. 2024;28(3):282-292. PubMed.
  4. Murgier J, Cavaignac E, Pailhé R. High prevalence of metal detector activation and its psychological impact in patients with total knee arthroplasty: A case-control study. J Exp Orthop. 2025;12(4):e70572. PubMed.
  5. Issa K, Pierce TP, Gwam C, et al. Detection of Total Knee Arthroplasties at Airport Security Checkpoints: How Do Updated Security Measures Affect Patients? J Knee Surg. 2017;30(6):532-534. PubMed.

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Dr. Leonardo Cortesi, chirurgo ortopedico

Dr. Leonardo Cortesi

Chirurgo ortopedico · specialista in protesica di ginocchio e anca

★★★★★ 5,0 · 380 recensioni su MioDottore

Ortopedico specializzato nella protesi di ginocchio con tecnica ad allineamento cinematico e nella protesi d’anca con via d’accesso anteriore mininvasiva. Riceve a Firenze, Pistoia, Pescia, Arezzo, Valdarno, Mantova, Pinzolo, Roma, Palestrina e Salerno.

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