Rischi dell’intervento di protesi d’anca: quali sono davvero

  /    /  Rischi dell’intervento di protesi d’anca: quali sono davvero

Perché vale la pena parlare dei rischi prima di decidere

Chi arriva a valutare una protesi d’anca ha quasi sempre alle spalle anni di dolore. La domanda che mi viene fatta più spesso non è “quanto durerà la protesi”, ma “cosa può andare storto”. È una domanda giusta, e merita numeri veri invece di rassicurazioni generiche.

Qui trovi i rischi reali dell’intervento di protesi d’anca, con le percentuali che emergono dai registri protesici nazionali e dalla letteratura, e con quello che si può fare concretamente per ridurli. Alcuni numeri sono più bassi di quanto la gente si aspetti; altri, come le alterazioni della sensibilità sulla coscia, sono più frequenti di quanto si racconti di solito.

Quanto è rischioso, in generale

Due dati aiutano a inquadrare la questione.

Mortalità. Il rischio di decesso nei 90 giorni successivi a una protesi d’anca programmata è basso, intorno allo 0,3%, e nei registri nazionali risulta in progressiva riduzione nonostante i pazienti operati siano oggi mediamente più anziani e con più patologie associate.

Durata dell’impianto. Secondo il registro protesico inglese (NJR, report 2025), la percentuale di protesi d’anca sottoposte a revisione è del 3,6% a 10 anni e del 5,8% a 15 anni, considerando tutte le cause. Le protesi impiantate negli anni più recenti fanno meglio: per la coorte del 2014 la revisione a 10 anni è al 2,7%. Il dato peggiora sotto i 60 anni, semplicemente perché una protesi impiantata a 55 anni deve durare molto più a lungo.

Infezione periprotesica

È la complicanza più temuta, perché può richiedere un secondo intervento. L’incidenza negli interventi primari si colloca fra lo 0,5% e il 2%, nella maggior parte delle casistiche intorno all’1%, con valori sovrapponibili fra anca e ginocchio.

Alcuni fattori aumentano il rischio in modo documentato, e la maggior parte è modificabile prima dell’intervento:

  • Obesità — con indice di massa corporea pari o superiore a 40 il rischio è circa 3,7 volte maggiore
  • Diabete — rischio circa 1,6 volte maggiore, tanto più quanto peggiore è il compenso glicemico
  • Fumo — rischio circa 1,8 volte maggiore
  • Artrite reumatoide — rischio circa 1,6 volte maggiore

Non sono criteri di esclusione: sono le leve su cui si lavora nelle settimane che precedono l’intervento. Sospendere il fumo almeno quattro settimane prima, migliorare il compenso glicemico e trattare eventuali focolai infettivi (denti, vie urinarie, cute) sono misure che incidono davvero.

Trombosi venosa profonda ed embolia polmonare

Qui c’è un equivoco diffuso, alimentato da numeri letti fuori contesto. Senza profilassi, la trombosi rilevabile con esami strumentali è frequente — si parla del 40-60% dopo protesi d’anca — ma nella grande maggioranza dei casi è asintomatica e non dà conseguenze. Gli eventi tromboembolici clinicamente manifesti sono molto meno comuni e, con la profilassi adottata oggi, si collocano complessivamente sotto l’1-2% nei primi 90 giorni. L’embolia polmonare sintomatica resta sotto l’1%.

La profilassi prosegue dopo la dimissione, in genere per 28-35 giorni dopo una protesi d’anca, con eparina a basso peso molecolare, anticoagulanti orali o, in schemi selezionati, acido acetilsalicilico. La durata viene definita caso per caso in base al rischio individuale.

Lussazione della protesi

È l’uscita della testa protesica dalla sua sede. I valori riportati in letteratura variano molto a seconda della casistica e dell’epoca dello studio: le serie storiche indicavano tassi intorno al 2-3% per l’approccio posteriore, mentre le casistiche recenti con riparazione capsulare scendono allo 0,35-0,42%. Le meta-analisi di studi randomizzati non rilevano differenze statisticamente significative fra accesso anteriore e approccio posteriore eseguito con tecnica moderna.

Il rischio è più alto nei primi tre mesi, quando i tessuti non hanno ancora completato la cicatrizzazione, e aumenta in presenza di debolezza muscolare, interventi precedenti sull’anca o disturbi neurologici.

Differenza di lunghezza degli arti

Una piccola differenza di lunghezza dopo la protesi è comune ed è spesso il risultato di una scelta deliberata: recuperare la tensione dei tessuti e la stabilità dell’articolazione a volte richiede di allungare l’arto di qualche millimetro. L’obiettivo della pianificazione preoperatoria e dei controlli intraoperatori è contenere la differenza entro pochi millimetri.

Va detto con onestà che una dismetria residua resta possibile. Quando è presente, nella maggior parte dei casi non viene percepita dal paziente, e nei casi sintomatici si compensa con un rialzo nella scarpa. Va anche considerato che molti pazienti arrivano all’intervento con una differenza preesistente dovuta all’artrosi, e che la percezione della lunghezza si riassesta nelle prime settimane man mano che il bacino si riequilibra.

Alterazioni della sensibilità sulla coscia

Questo è un punto che merita chiarezza, perché viene raccontato poco. L’accesso anteriore passa vicino al nervo cutaneo laterale della coscia, che è un nervo puramente sensitivo. Un’alterazione della sensibilità sulla faccia esterna della coscia — formicolio, ridotta sensibilità, a volte una zona che sembra addormentata — è frequente: viene rilevata in circa un terzo dei pazienti quando la si cerca specificamente con un esame dedicato, mentre solo pochi punti percentuali la segnalano spontaneamente perché non dà fastidio.

Nella grande maggioranza dei casi si tratta di una sofferenza temporanea del nervo che si riduce nel tempo, non limita il movimento e non compromette il risultato dell’intervento. In una minoranza di pazienti una piccola area di ridotta sensibilità rimane in modo permanente.

Ossificazioni eterotopiche

Sono formazioni di tessuto osseo nei tessuti molli intorno all’articolazione. Se si guardano le radiografie se ne trovano tracce in una percentuale molto variabile di pazienti, ma le forme radiologicamente severe riguardano circa il 5-10% dei casi e quelle che danno realmente rigidità o dolore l’1-2%. Nei pazienti a rischio si utilizza una profilassi con antinfiammatori, che riduce in modo documentato le forme severe.

Frattura periprotesica

È la frattura dell’osso attorno all’impianto. La probabilità cumulativa entro 10 anni dall’intervento è intorno all’1%, e sale con l’età (circa 1,3% sopra i 70 anni) e nei pazienti operati per una frattura anziché per artrosi. L’osteoporosi è il principale fattore predisponente: quando presente, va trattata.

Dolore persistente

Una quota di pazienti riferisce dolore a distanza dall’intervento anche in assenza di cause meccaniche identificabili. Dopo protesi d’anca le revisioni sistematiche la stimano intorno al 9% — una percentuale sensibilmente più bassa di quella osservata dopo protesi di ginocchio, dove si arriva al 10-20%.

I segnali che richiedono un contatto immediato

Alcune situazioni non vanno aspettate a casa. Contatta il chirurgo o rivolgiti al pronto soccorso se compaiono:

  • Febbre persistente sopra i 38 °C, soprattutto con brividi
  • Arrossamento, calore e dolore crescente intorno alla ferita, oppure secrezione dalla cicatrice
  • Dolore al polpaccio, gonfiore di tutta la gamba, senso di tensione: vanno sempre valutati per escludere una trombosi
  • Difficoltà a respirare o dolore al petto improvviso: in questo caso non telefonare, chiama i soccorsi
  • Impossibilità improvvisa di caricare il peso, deformità o accorciamento evidente dell’arto

Nessuno di questi segnali significa automaticamente che ci sia un problema grave, ma tutti meritano di essere visti subito anziché aspettare il controllo programmato.

Domande frequenti sui rischi della protesi d’anca

Qual è il rischio più frequente dopo una protesi d’anca?

Se si guardano le complicanze serie, l’infezione periprotesica è quella che preoccupa di più, con un’incidenza intorno all’1%. Se invece si considera qualunque alterazione, la più comune in assoluto è la riduzione della sensibilità sulla faccia esterna della coscia dopo accesso anteriore, che però nella maggior parte dei casi è temporanea e non limita la funzione.

Quanto dura una protesi d’anca?

Secondo i registri nazionali circa il 96% delle protesi d’anca è ancora in sede a 10 anni e il 94-95% a 15 anni. La durata dipende dall’età al momento dell’impianto, dal livello di attività e dal tipo di protesi.

Posso ridurre io il rischio di complicanze?

Sì, più di quanto si pensi. Smettere di fumare almeno quattro settimane prima, migliorare il compenso glicemico se si è diabetici, ridurre il peso quando è possibile e curare eventuali infezioni dentarie o urinarie prima dell’intervento sono le misure con l’effetto più documentato. Anche arrivare all’intervento con una buona forza muscolare accorcia il recupero.

Dopo quanto tempo il rischio di lussazione si riduce?

Il periodo più delicato sono i primi tre mesi, quando le strutture attorno all’articolazione stanno cicatrizzando. Con l’accesso anteriore non sono previste le consuete restrizioni posturali dell’approccio posteriore, ma il buon senso nei primi movimenti resta utile in entrambi i casi.

È normale sentire la gamba più lunga dopo l’intervento?

Nelle prime settimane è una sensazione comune, e nella maggior parte dei casi si attenua man mano che il bacino si riequilibra e la muscolatura si adatta. Se persiste oltre i tre mesi va valutata con una misurazione radiografica: quando esiste una differenza reale, in genere si risolve con un rialzo.

Fonti

  • National Joint Registry (NJR), 22nd Annual Report, 2025 — sopravvivenza degli impianti e tassi di revisione
  • Hunt LP et al., mortalità a 90 giorni dopo protesi d’anca, registro England & Wales
  • Beswick AD et al., BMJ Open 2012 — dolore persistente dopo chirurgia protesica
  • NICE, linea guida NG89 — profilassi del tromboembolismo venoso
  • Revisione della letteratura sull’incidenza delle lesioni del nervo cutaneo laterale nell’accesso anteriore diretto, 2021
  • PLOS Medicine 2024 — frattura periprotesica di femore, analisi su oltre 800.000 protesi d’anca

Contenuto a scopo informativo, redatto dal Dr. Leonardo Cortesi, chirurgo ortopedico. Non sostituisce la visita specialistica: le percentuali riportate sono medie di popolazione e il rischio individuale va valutato caso per caso.

Approfondimenti correlati

Dr. Leonardo Cortesi, chirurgo ortopedico

Dr. Leonardo Cortesi

Chirurgo ortopedico · specialista in protesica di ginocchio e anca

★★★★★ 5,0 · recensioni su MioDottore

Ortopedico specializzato nella protesi di ginocchio con tecnica ad allineamento cinematico e nella protesi d’anca con via d’accesso anteriore mininvasiva. Riceve a Firenze, Pistoia, Arezzo, Valdarno, Mantova, Pinzolo, Roma e Salerno.

Close