C’è una scena che si ripete nelle prime settimane dopo l’intervento, e che mi ha insegnato più di tante tabelle. Il paziente operato con allineamento cinematico, al controllo, tende a piegare il ginocchio con meno timore. Non è una questione di carattere: è che quel ginocchio gli fa meno male quando lo muove, e questo cambia tutto nella riabilitazione. Il recupero più rapido con l’allineamento cinematico non è un effetto di marketing, è la conseguenza prevedibile di come la protesi viene posizionata. Provo a spiegare perché, partendo dal meccanismo e non dallo slogan.

Il punto non è l’osso, sono i legamenti
Quando si parla di allineamento ci si concentra quasi sempre sui gradi: l’asse meccanico, il varo residuo, lo slope. Sono numeri importanti, ma rischiano di far perdere di vista la cosa che, secondo me, conta davvero per il recupero: il modo in cui i tessuti molli vengono trattati durante l’intervento.
Nell’allineamento meccanico tradizionale l’obiettivo è portare l’arto a un asse neutro. In un ginocchio con varo costituzionale — cioè la maggior parte dei ginocchia artrosici che vedo — questo significa correggere una geometria che il paziente ha avuto per tutta la vita. E per far “quadrare” gli spazi articolari dopo aver imposto quell’asse, spesso bisogna rilasciare i legamenti: sezionare o allentare strutture capsulo-legamentose per riequilibrare il ginocchio attorno a una linea che non è la sua.
L’allineamento cinematico ribalta la sequenza. Io ricostruisco la rima articolare nella posizione che il paziente aveva prima dell’artrosi, rispettando l’orientamento nativo del femore e della tibia. La conseguenza è che, nella grande maggioranza dei casi, i legamenti collaterali si ritrovano già nella tensione fisiologica giusta, e il bisogno di rilasciarli crolla. È un dato che emerge con costanza dalla letteratura: gli interventi con tecnica cinematica si associano a un numero significativamente inferiore di release dei tessuti molli e a un migliore equilibrio intraoperatorio degli spazi in flessione ed estensione.
Meno legamenti toccati significa meno trauma chirurgico ai tessuti che governano la propriocezione e il dolore. Ed è da qui che, a mio avviso, nasce la differenza nel recupero precoce.
Cosa dicono gli studi sulla ripresa funzionale con l’allineamento cinematico
Quando affermo che il recupero è più rapido non mi baso solo su quello che vedo in ambulatorio, perché l’impressione clinica è un giudice parziale. I dati, però, vanno nella stessa direzione.
Le meta-analisi degli studi randomizzati che confrontano allineamento cinematico e meccanico riportano miglioramenti — piccoli ma consistenti — a favore del cinematico nel range di flessione precoce e nei punteggi funzionali (Oxford Knee Score, WOMAC, Knee Society Score). Un dato che trovo particolarmente eloquente, perché difficile da “interpretare in buona fede” in un senso o nell’altro, è perioperatorio: nei lavori che lo hanno misurato, i pazienti operati con tecnica cinematica percorrevano una distanza maggiore a piedi prima della dimissione. È un indicatore grezzo, ma onesto, di quanto prima il ginocchio torna a essere usabile.
Il trial randomizzato che cito più volentieri è quello sui pazienti operati in doppio simultaneo: stesso paziente, un ginocchio operato con allineamento cinematico e l’altro con allineamento meccanico. È un disegno quasi ideale, perché elimina la variabile individuale — età, motivazione, soglia del dolore, tutto identico tra i due lati. A due anni la differenza nel Forgotten Joint Score era a favore del lato cinematico, e così pure il tempo di recupero e la massima flessione raggiunta. Quando ai pazienti veniva chiesto se preferissero uno dei due ginocchia, la maggioranza indicava quello cinematico. Un confronto del genere, sullo stesso corpo, vale più di molti studi su popolazioni diverse.
Dove l’effetto è più netto — e dove lo è meno
Sarebbe disonesto presentare tutto questo come un trionfo senza ombre. Non tutti gli studi randomizzati mostrano differenze statisticamente significative: alcuni trial, e qualche meta-analisi, non trovano un vantaggio chiaro su tutti i punteggi a uno o due anni. Chi è scettico sul cinematico cita proprio questi lavori, e fa bene a citarli.
La mia lettura, dopo aver guardato quei dati con attenzione, è che il vantaggio del cinematico sul recupero non sia uniforme ma dipenda dal fenotipo del paziente. Le evidenze sono più solide nei ginocchia in varo e quando si preserva l’obliquità della rima articolare — cioè esattamente i pazienti in cui l’allineamento meccanico richiederebbe le correzioni più aggressive. In un ginocchio già quasi neutro, la differenza tra le due tecniche si assottiglia, semplicemente perché il meccanico in quel caso “disturba” poco l’anatomia.
Questo, per inciso, è anche il motivo per cui pratico l’allineamento cinematico nella sua forma piena, senza imporre a priori dei limiti correttivi: è proprio nei pazienti con anatomia più “personale” che vedo la ripresa più convincente, e sono quelli che un approccio più conservativo penalizzerebbe di più.
Cosa significa per chi opero
Tradotto nella pratica, tutto questo non vuol dire che un paziente cinematico salti la riabilitazione — la fisioterapia resta il cuore del recupero, e non c’è tecnica chirurgica che la sostituisca. Vuol dire piuttosto che si parte da una condizione di partenza migliore: meno dolore al movimento nelle prime settimane, una flessione che torna prima, una fiducia nel ginocchio che rende la riabilitazione più produttiva. È un vantaggio che si gioca soprattutto nei primi tre mesi, la finestra in cui il paziente decide, di fatto, quanto bene userà la sua protesi.
Non prometto miracoli e non lo faccio mai in visita. Ma se devo dire dove l’allineamento cinematico mi convince di più, è qui: nel modo in cui restituisce un ginocchio che il paziente è disposto a muovere fin da subito. E un ginocchio che si muove presto è un ginocchio che, quasi sempre, recupera meglio.
Domande frequenti (FAQ)
Con l’allineamento cinematico quanto prima si recupera?
Non esiste un numero valido per tutti, ma il vantaggio si concentra nelle prime settimane: una flessione che torna un po’ prima e meno dolore al movimento. Più che accorciare i tempi totali, l’allineamento cinematico rende più agevole la fase iniziale della riabilitazione.
L’allineamento cinematico permette di evitare la fisioterapia?
No, e diffido di chi lo lascia intendere. La fisioterapia resta il cuore del recupero: la tecnica chirurgica offre un punto di partenza migliore, non una scorciatoia.
Il vantaggio sul recupero vale per tutti i pazienti?
È più evidente nei ginocchia con deformità marcata (varo costituzionale), dove l’allineamento meccanico richiederebbe correzioni più aggressive. In un ginocchio quasi neutro la differenza tra le tecniche si riduce.
Riferimenti scientifici
- Dossett HG, Estrada NA, Swartz GJ, LeFevre GW, Kwasman BG. A randomised controlled trial of kinematically and mechanically aligned total knee replacements: two-year clinical results. Bone Joint J. 2014;96-B(7):907–913. → PubMed
- Gao Z, et al. Comparison of Kinematic Alignment and Mechanical Alignment in Total Knee Arthroplasty: A Meta-analysis of Randomized Controlled Clinical Trials. Orthop Surg. 2020;12(6):1567–1578. PMC7767667 → PubMed
- Kinematic Alignment Technique Outperforms Mechanical Alignment in Simultaneous Bilateral Total Knee Arthroplasty: A Randomized Controlled Trial. J Arthroplasty. 2024. PMID 38537837 → PubMed
- Mechanical versus kinematic alignment for total knee arthroplasty: a meta-analysis. Arch Orthop Trauma Surg. 2025. doi:10.1007/s00402-025-05835-7 → PubMed
Dove riceve il Dr. Cortesi
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Il Dr. Cortesi riceve nelle seguenti sedi
- Firenze — MC Clinic e Croce Rossa Torrigiani
- Pistoia
- Valdarno — Castelnuovo dei Sabbioni e Figline Incisa
- Mantova
- Pinzolo
- Roma — Palestrina e Vigne Nuove
- Salerno — Radices
Leggi anche: Dolore e soddisfazione dopo la protesi: perché l’allineamento cinematico fa la differenza
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