Alimentazione, sonno e stress nel recupero dalla protesi: il lato dimenticato dell’intervento

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Quando parliamo di recupero dopo la protesi di ginocchio, quasi tutta l’attenzione va a due cose: la fisioterapia e gli esercizi. Giustissimo, sono fondamentali. Ma nel recupero della protesi di ginocchio l’alimentazione, il sonno e la gestione dello stress hanno un peso che quasi nessuno racconta ai pazienti, e che io invece vedo fare la differenza tra due persone operate lo stesso giorno, con la stessa tecnica, dallo stesso chirurgo. Il ginocchio guarisce nel corpo di una persona intera, non in un’articolazione isolata. Vale la pena parlarne, perché su questi tre fronti avete più controllo di quanto immaginate.

Mangiare per guarire, non solo per non ingrassare

La prima cosa che chiarisco è che nelle settimane dopo l’intervento il corpo è un cantiere aperto. Sta riparando tessuti, ricostruendo, combattendo l’infiammazione. Tutto questo lavoro ha bisogno di materiale, e il materiale arriva da quello che mangiate.

Il mattone principale sono le proteine. Dopo un intervento importante il fabbisogno proteico aumenta, e una carenza rallenta la cicatrizzazione e favorisce la perdita di massa muscolare — proprio quella che vi serve per rimettere in moto la gamba. Non parlo di diete complicate: pesce, uova, carni bianche, legumi, latticini distribuiti nell’arco della giornata. Il muscolo che perdete stando fermi si riconquista con fatica, e mangiare abbastanza proteine è il modo più semplice per proteggerlo.

Poi c’è tutto il resto che spesso si trascura. La vitamina C e lo zinco aiutano la riparazione dei tessuti; la vitamina D e il calcio servono all’osso in cui è ancorata la protesi; il ferro conta perché dopo l’intervento non è raro un po’ di anemia, e una persona con poco ferro si sente spossata e recupera peggio. Non serve trasformarsi in un contatore di nutrienti: una dieta varia con frutta, verdura, cereali integrali e una buona quota di proteine copre quasi tutto. Se avevate carenze note prima dell’intervento — la vitamina D è la più comune — è il caso di parlarne, perché correggerle aiuta.

Due cose su cui insisto. La prima è l’idratazione: bere a sufficienza aiuta a gestire il gonfiore, e molti nel post-operatorio bevono troppo poco. La seconda riguarda il peso: il ginocchio porta il vostro peso a ogni passo, e ogni chilo in meno è un carico in meno sulla protesi. Non è il momento delle diete drastiche, che sottraggono energie alla guarigione, ma se c’è del peso da perdere, i mesi del recupero sono un buon momento per iniziare con giudizio.

Il sonno: quando il corpo fa la manutenzione

Il sonno dopo la protesi è un problema più grande di quanto i pazienti si aspettino, e lo dico apertamente perché nessuno li avverte. Nelle prime settimane dormire è difficile: il ginocchio dà fastidio, trovare una posizione è complicato, e il ritmo del sonno si scombina. È una delle lamentele più frequenti che sento, ed è del tutto normale.

Il punto è che il sonno non è tempo perso: è quando il corpo fa gran parte del lavoro di riparazione. Durante il sonno profondo si liberano gli ormoni che ricostruiscono i tessuti, si regola l’infiammazione, si consolida anche la parte di recupero che passa dal cervello. Dormire male non è solo fastidioso, rallenta davvero la guarigione e abbassa la soglia del dolore: chi dorme poco sente più male, ed è un circolo che va spezzato.

Qualche accorgimento concreto aiuta. Curate la posizione: da schiena, un cuscino sotto il tallone — non sotto il ginocchio, che va tenuto disteso — e da fianco un cuscino tra le gambe. Provate a far coincidere l’ultima dose di antidolorifico con l’ora di andare a letto, così la notte è più tranquilla. Nelle ore prima di dormire evitate caffè e schermi luminosi, e cercate di muovervi un po’ durante il giorno: la stanchezza fisica sana concilia il sonno. E se un pisolino diurno vi aiuta a reggere, prendetelo senza sensi di colpa, tenendolo breve per non rovinare la notte. Se le notti insonni si prolungano oltre le prime settimane, parliamone: non è qualcosa da sopportare in silenzio.

Lo stress e l’umore: la parte di cui si parla meno

Ed eccoci alla cosa di cui quasi nessun chirurgo parla. È normalissimo, nelle settimane dopo la protesi, sentirsi giù di morale, impazienti, a volte scoraggiati. Avete affrontato un intervento, dipendete dagli altri per cose che prima davate per scontate, il recupero è più lento di quanto speravate, e magari il ginocchio è ancora gonfio e rigido quando pensavate di essere già in piedi. È un vissuto comune, e non è debolezza.

Perché ve ne parlo qui? Perché lo stato d’animo influenza il recupero fisico, non è solo una questione di comfort. L’ansia e lo stress aumentano la percezione del dolore e la tensione muscolare, e chi è scoraggiato tende a muoversi meno, a saltare gli esercizi, a chiudersi. Al contrario, chi mantiene un atteggiamento attivo e paziente — non allegro a forza, ma fiducioso — quasi sempre recupera meglio. Non è pensiero magico: è che l’umore governa i comportamenti che fanno guarire.

Le cose che aiutano sono semplici e poco eroiche. Datevi obiettivi piccoli e concreti, e misurate i progressi sulla settimana, non sul giorno: guardare troppo da vicino inganna. Non isolatevi, fatevi aiutare, uscite appena potete. Aspettatevi qualche giornata storta e non leggetela come un fallimento. E soprattutto abbiate pazienza con i tempi: il recupero di una protesi si misura in mesi, e la parte più soddisfacente arriva spesso quando meno ve l’aspettate. Se però la tristezza diventa persistente, vi toglie il sonno e la voglia di fare, non è qualcosa da nascondere: ditelo al medico, esattamente come segnalereste un dolore.

Il recupero è un lavoro di squadra, e riguarda tutto il corpo

Quello che cerco di far capire ai miei pazienti è che la protesi è il mio pezzo di lavoro; il recupero è soprattutto il vostro. La fisioterapia resta il motore, ma mangiare bene, dormire a sufficienza e tenere a bada lo stress sono i tre fattori che spesso separano un buon recupero da uno ottimo. La buona notizia è che sono tutti terreni su cui potete agire da subito, ogni giorno.

Aggiungo che con l’allineamento cinematico, la tecnica con cui opero, la protesi rispetta l’anatomia originaria del ginocchio: nella mia esperienza questo dà un punto di partenza più favorevole, con meno dolore e meno rigidità nelle prime settimane. Ma nessuna tecnica sostituisce quello che fate voi a casa, a tavola e a letto.

Se stai affrontando il recupero e qualcosa non ti torna, o stai valutando l’intervento e vuoi capire in anticipo come prepararti al meglio anche da questo punto di vista, possiamo vederci di persona. Ricevo a Firenze (MC Clinic e Croce Rossa Torrigiani), Pistoia, in Valdarno (Castelnuovo dei Sabbioni e Figline Incisa), a Mantova, Pinzolo, Roma (Palestrina e Vigne Nuove) e Salerno. Una visita è il modo più semplice per costruire insieme un percorso di recupero cucito su di te, ginocchio compreso e persona compresa.

Leggi anche: “Fisioterapia dopo la protesi di ginocchio: quante sedute, per quanto tempo, cosa fare” e “I primi 15 giorni dopo la protesi di ginocchio: cosa aspettarsi giorno per giorno”.

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Dr. Leonardo Cortesi, chirurgo ortopedico

Dr. Leonardo Cortesi

Chirurgo ortopedico · specialista in protesica di ginocchio e anca

★★★★★ 5,0 · recensioni su MioDottore

Ortopedico specializzato nella protesi di ginocchio con tecnica ad allineamento cinematico e nella protesi d’anca con via d’accesso anteriore mininvasiva. Riceve a Firenze, Pistoia, Arezzo, Valdarno, Mantova, Pinzolo, Roma e Salerno.

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