Capita spesso che un paziente, alla fine della prima visita, mi confessi di essere già stato da due o tre colleghi e di sentirsi più confuso di prima. Ognuno ha detto qualcosa di diverso, ognuno usa una tecnica diversa, e nessuno ha spiegato davvero perché. È una situazione che capisco bene, e proprio per questo voglio dire chiaramente come, secondo me, si dovrebbe scegliere il chirurgo per la protesi di ginocchio. Non con una classifica di nomi, ma con le domande giuste da fare quando ci si siede davanti a lui.
La premessa è una sola: avete tutto il diritto di fare queste domande, e il modo in cui vi vengono risposte vi dice molto. Un chirurgo che si infastidisce perché volete capire non è il chirurgo giusto.
Quanti ginocchia opera, e da quanto tempo
È la domanda più scomoda e la più importante. Per la protesi di ginocchio esiste una relazione documentata tra il numero di interventi che un chirurgo esegue ogni anno e i risultati: i centri e gli operatori ad alto volume hanno in media meno complicanze e meno revisioni. Non significa che il numero sia tutto, ma un chirurgo che opera ginocchia tutte le settimane, da anni, ha una manualità e una capacità di gestire l’imprevisto che si costruiscono solo con la ripetizione.
Chiedete con tranquillità quante protesi di ginocchio impianta in un anno e da quanti anni lo fa. Una risposta diretta è un buon segno.
Quanto è specializzato sul ginocchio
L’ortopedia è enorme. C’è chi si occupa di colonna, chi di spalla, chi di traumatologia, chi di protesica. Un chirurgo che dedica gran parte della sua attività proprio alla protesi di ginocchio e d’anca ragiona su questi problemi in modo diverso da chi opera un ginocchio ogni tanto, tra un intervento e l’altro. Non è una questione di bravura assoluta, ma di concentrazione: la competenza segue ciò che si fa ogni giorno.
Quale tecnica usa per l’allineamento, e perché
Qui si nasconde la differenza più sostanziale, ed è quella di cui i pazienti sanno meno. Per decenni la protesi di ginocchio è stata posizionata cercando di portare la gamba a un asse “dritto”, uguale per tutti — il cosiddetto allineamento meccanico. Funziona, ma una quota di pazienti, anche quando radiografia e intervento sono perfetti, continua a sentire il ginocchio “non suo”, rigido o dolente.
Io lavoro con l’allineamento cinematico, e in particolare con la sua versione più moderna e prudente, perché parte da un’idea che trovo semplicemente più giusta: ogni ginocchio ha la sua forma naturale, spesso non perfettamente dritta, e la protesi dovrebbe rispettare quella forma invece di imporne una standard. Non è la tecnica più diffusa in Italia, e questo è proprio il punto: chiedete al chirurgo quale approccio usa e perché lo preferisce. Se la risposta è “si è sempre fatto così”, avete un’informazione. Se invece vi spiega il ragionamento dietro la sua scelta, ne avete un’altra. (Se volete approfondire, ne ho scritto nella guida all’Allineamento Cinematico qui sul sito.)
Cosa succede se qualcosa va storto
Un buon chirurgo non vi promette che andrà tutto perfettamente. Vi spiega i rischi reali — l’infezione, la trombosi, la rigidità — con numeri onesti, e soprattutto vi dice cosa fa per prevenirli e come vi seguirà se dovesse presentarsi un problema. Diffidate di chi minimizza ogni rischio: la protesi di ginocchio è un intervento sicuro ed efficace, ma è pur sempre un intervento, e chi ve lo presenta come una passeggiata o non lo fa abbastanza o non è abbastanza sincero.
Chi vi opera e chi vi segue dopo
Vale la pena chiarire due cose che molti danno per scontate. La prima: chi esegue materialmente l’intervento? In alcune strutture il chirurgo con cui fate la visita non è lo stesso che entra in sala. Avete il diritto di saperlo. La seconda, ancora più importante per come la vedo io: chi vi segue dopo? La protesi di ginocchio non finisce con l’operazione, comincia lì. Il recupero, la fisioterapia, i controlli a distanza fanno parte del risultato tanto quanto i minuti in sala operatoria. Chiedete come è organizzato il percorso post-operatorio e con chi avrete a che fare nelle settimane successive.
Vi siete sentiti ascoltati
L’ultima non è una domanda da fare a lui, ma a voi stessi quando uscite dallo studio. Vi ha lasciato il tempo di parlare? Ha risposto a quello che chiedevate o a quello che faceva comodo a lui? Avete capito cosa vi ha proposto e perché? La fiducia non è un dettaglio sentimentale: dovrete affidarvi a questa persona per una decisione che riguarda i prossimi vent’anni della vostra mobilità, e quella sensazione conta quanto il curriculum.
Un’ultima cosa
Non abbiate fretta di decidere alla prima visita, e non scegliete sulla base di chi vi mette in lista più velocemente. La protesi di ginocchio giusta, fatta dalla persona giusta, vale qualche settimana di attesa in più.
Se volete un parere o una seconda opinione, ricevo nelle mie sedi in Toscana, Lazio, Lombardia, Trentino e Campania — tra cui Firenze (MC Clinic e Croce Rossa Torrigiani), Pistoia, il Valdarno, Mantova, Pinzolo, Roma e Salerno. Potete prenotare una visita per portare le vostre radiografie e fare, con calma, tutte le domande che vi ho elencato qui sopra: è esattamente per questo che esiste la prima visita.
Leggi anche: la guida su quando è il momento giusto per fare la protesi di ginocchio, qui nella sezione Approfondimenti.
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